RETROSPETTIVA

Marzo 2006

Italiana? ....non solo!

 

Normalmente ci accaniamo contro una classe politica, la nostra, deludente ed accomodante, pasticciona, distruttrice di valori ed avara di buoni esempi.

Oggi, tuttavia, parliamo di noi stessi, noi italiani.

Prima doverosamente rivolgiamo il più nobile dei nostri pensieri al Carabiniere ucciso ad Umbertide in Umbria; assassinato da loschi individui quasi sicuramente stranieri. Che Dio abbia pietà di noi tutti.

 

Gli italiani di oggi, molti di essi, troppi di essi, sono distruttori, speculatori, giocatori, pronti e veloci alla furbizia ed al magheggio.

Da ogni parte del nostro Paese giungono appelli disperati e grida di dolore su come distruggiamo ed annientiamo la natura ed i luoghi del Paese più bello al mondo.

Conservare, risparmiare: verbi ormai senza più significato nè uso.

Oggi i piani regolatori sono comodi strumenti di speculazione e di rovina generale; al contrario dovrebbero essere severe, inesorabili, difese della integrità cittadina e dell'unità artistica ed etica, e guide non meno severe al costruire ex novo fuori delle nostre antiche o vecchie o caratteristiche città: e a un costruire che dipenda dal vecchio e che contribuisca a serbarne il giusto, dovuto valore.

Avete presente, cari italiani, la catastrofica idolatria del nuovo?

La gente crede che il nuovo sia bello per forza e che il vecchio sia brutto sempre.

Crediamo di essere soddisfatti, perchè oltretutto, dandoci al nuovo crediamo di essere nuovi, belli, non vecchi e freschi e molto intelligenti.

Il culto del nuovo per il nuovo somiglia assai, tuttavia, al costume dei selvaggi che sotterrano vivo il padre vecchio.

Viva gli uturismi o gli astrattismi, viva la retorica del nuovo, del futuro nuovo,e viva l'accademia dell'avanguardia.

Sembra che la gente goda a distruggere ciò che la natura mirabilmente ci ha donato; d'altra parte il nuovo rende, almeno sembra rendere, e perchè le speculazioni eccitano.

Sembra che non rammentiamo che il patrimonio della Nazione è anche nostro, che sono state fatte guerre per difendere questo nostro patrimonio e sono morti migliaia di italiani.

Chi difende, chi vuole salvare, preservare e valorizzare questo patrimonio collettivo sarà definito polemico, acre, velenoso, violento.

Al contrario quelli che distruggono con materiale ed inaudita violenza, punibile dalla legge, col fatto compiuto, magari con dinamite e bombe, quelli non sono violenti, non sono nemmeno affaristi....: sono moderni, sono luminosi illuminati, sono benemeriti del risanamento....

Abbiamo parlato ultimamente delle banlieau parigine, della loro miseria e della mancata speranza che aleggia tra quei mostri di cemento....Il vero pessimo consiste nella mole e nella fittezza, sempre eccessive, degne d'una periferia romana....da noi i grandi architetti cominciarono a sfondare Roma, Firenze, Milano dall'Ottocento in poi lasciando al posto di meravigliosi quartieri - ricchissimi pur se modesti - i loro detestabili palazzoni, costosissimi a noi cittadini e privi di ogni valore.

Retrospettiva Italiana

Facciamo tutti attenzione a questa interminabile corsa alla costruzione delle strade per le automobili.

Alla distruzione di parchi, pinete e verde in genere per fare spazio a ponti, caselli, bivi, strade ed autostrade.

L'automobile non può essere e non è che un mezzo e che quindi dà nell'immorale il credere che sia un fine e l'adorarlo.

Il culto dell'automobile, antico male italiano, porta ad orrendi e stolti sacrifici e alla distruzione di un Paese e della civiltà.

Non deve esserci nessun orgoglio, nessuna fierezza a guidare un'auto e a slanciarsi ruggendo.

L'uomo non cresce a superuomo con la patente, e non entra nella Scienza  e nemmeno nella Tecnica per il fatto di starsene davanti a un cruscotto.

Oggi il male e l'ideale di molti italiani consistono nella cultura dell'automobile: l'uomo diventa vanità, brutalità, sessualità, e distruggendo i valori spirituali di tanti e tanti individui distrugge perciò anche i valori materiali.

Sparisce l;arte, sparisce la natura, spariscono la ricchezza durevole, il patrimonio Nazionale, la Patria stessa con la sua giusta figura.

Restano i distrubutori di benzina e i cartelloni pubblicitari, gli uni e gli altri numerosi da noi più che in qualsivoglia parte del mondo e più offensivi.

Invece l'ideale di un popolo civile dovrebbe essere la bellezza dell'arte e della natura, ad ogni costo, a costo di veri sacrifici, e dunque un'ideale nè difficile nè penoso dovrebbe essere quello di preservare e conservare quello che la Natura tanto generosamente ci ha donato.