Caro vita, quanto costi?

Febbraio 2007

Energia, l'Italia ed il 2006


 

Desideriamo fornire qualche elemento ai cittadini-consumatori per quello che concerne la politica energetica che l'Italia dovrebbe intraprendere per parlare seriamente di competitività e globalizzazione. L'Italia ha le bollette energetiche più care in Europa ( +50% per le tariffe elettriche e + 20% per il gas ); rispetto al resto d'Europa, in Italia l'energia costa fino al 40% e in più il sistema importa oltre il 15% dell'intero fabbisogno elettrico italiano.

Per quel che riguarda le tariffe, da noi la struttura tariffaria è progressiva ed è appesantita da un sistema di imposizione fiscale notevole.

 

Tra il 2002 ed il 2003, i prezzi italiani sono aumentati di due-tre punti percentuali rispetto al resto d'Europa per tutte le tipologie di utenza domestica. Per quanto riguarda invece gli impieghi finali di energia, da segnalare in modo particolare l'aumento dei consumi del settore civile.

L'incremento dei consumi ha riguardato in particolare il gas ( +10% ), i prodotti petroliferi ( + 7,5) e l'energia elettrica ( +5% ).

Per ragioni storiche e geografiche, l'Italia si trova in una situazione fragile soprattutto per l'approvvigionamento di petrolio e gas naturale, le fonti fossili. Un aumento del costo del greggio provoca sistematicamente in Italia un aumento del prezzo delle benzine già per altro assai costose per una anacronistica tassazione che non ha nel 2007, più ragione d'essere.

L'Italia dipende per il 55% dal petrolio, contro il 40% della Germania e solo il 34% della Francia. In generale quasi tutti i paesi industrializzati dipendono dal petrolio meno dell'Italia.

Quando il petrolio finirà?

Non è possibile rispondere ad una siffatta domanda. Nel complesso non sono state trovate soluzioni miracolose e,forse, tali soluzioni ancora non esistono.

Ci sono ovvie difficoltà a soppiantare le vecchie tecnologie per ragioni di investimenti, inerzia dei consumatori, scetticismo, regolazioni governative.

Questi fattori sono superabili solo quando la nuova tecnologia ha una superiorità schiacciante rispetto alla vecchia, oppure costi nettamente inferiori.

Un passaggio dolce dai combustibili fossili a un'altra sorgente richiederà enormi costi e tempi di almeno alcuni decenni.

Nel pianificare questa transizione si dovrebbe tener conto delle difficoltà a convincere governi e opinione pubblica ad agire con in vista obbiettivi a lunga scadenza.

Oggi, prendiamo atto della mancanza di un vero Governo; quello attuale è già caduto e presto succederà di nuovo. Al riguardo siamo convinti che anzichè pensare al futuro energetico del Paese, pensino alla conservazione del potere e relative poltrone.

Tuttavia una visione più strategica della situazione ci dovrebbe convincere del fatto che il risparmio di energia e la diversificazione delle fonti energetiche con una specifica enfasi su quelle non basate su combustibili fossili sono la via da seguire.

Ovvio pensare che presto dovremo costruire nuove centrali nucleari.

Questo fatto chiama in causa la responsabilità politica di una qualsivoglia maggioranza di governo, ma anche di una sana e saggia opposizione.